Giovedì.
Vado a lezione di vela. L'ultima.
Consegno il final paper a lezione. L'ultima.
Usciamo dalla classe, io e Jon, ci guardiamo, sorridiamo e buttiamo via i quaderni insieme. Per me finisce un'esperienza. Per lui pure. E' laureato.
Siamo in macchina e vedo l'uni farsi sempre più piccola fino a scomparire. Mi piaceva quel posto. Ma con la testa sono già altrove.
Somethimes all we want is a taste,
other times, there is no such thing as enough.
The glass is bottomless, and all we want is more.
More tequila,
more love,
more anything,
more is better.
Faccio le valigie,
ma non per tornare,
per ripartire..
venerdì 22 agosto 2008
mercoledì 20 agosto 2008
Immersa nell'inconsueto
Durante il branch very American di domenica, Shahriar (il mio amico mezzo iraniano e mezzo indiano) aveva deciso che dovevo testare la cucina indiana. Detto fatto, stamattina vado a fare un giro ad Harvard prima del pranzo etnico. Non che Harvard deluda, ma rispetto allo stile di Boston l'ho trovata un po' sotto tono, davvero poco originale e molto serioso. Ed enooooorme. Gigante, una piccola città dentro Cabridge. In più la fame mi faceva correre veloce attraverso le mille viette senza farmi godere degnamente quell'aria di eccellenza accademica. Alle 2 sono da Shariar, davanti al suo laboratorio all'MIT. E' un ufficio che sembra un magazzino, con macchinari giganti, fili ovunque e rottami: un' officina. Sta lavorando su un esperimento di fisica con del liquido magnetico e degli aggeggi stranissimi e mi porta a vedere tutte le tecnologie disponibili. Succedono cose incredibili lì dentro. Formule incomprensibili a un cervello disabituato e esperimenti in atto con enormi turbine capaci di creare voltaggi esorbitanti. Rimango allibita da tanta potenza. Lui percepisce il mio sorprendermi e mentre cerca di spiegarmi come funziona mi fa giocare coi magneti. Mi chiedo come possa essere far parte di tutto ciò. Mi dimentico anche della fame lì dentro..
Arriva l'ora dell'indiano. Buffet open. Non so cosa scegliere e prendo tutto. Sarà che è un mese che mi cucino solo pollo, riso e frittate (sto ancora cercando di farmene venire una per bene), ma l'ho trovato fantastico. Ci stava proprio questo salto in Oriente.
Tornando verso l'uni si offre di farmi da guida all'MIT, mi porta ovunque e scopro cose eccezionali, edifici di designer e architetti famosi, esperimenti sul traferimento di onde tramite la luce, si trovano auto nei laboratori che studiano nuovi sistemi elettrici e gente che soffia il vetro. Mi porta sul tetto della cupola, nei tunnel sottoterra, nel laboratorio dove è stato ideato il primo cellulare. Ogni metro quadrato di quel posto ha qualcosa da raccontare. E' tutto così geniale e perfetto lì dentro. Mi sento quasi stupida a entusiasmarmi per tutto. Ma è quello che è.
Chiudiamo con un sacco di chiacchere davanti a un caffè. Son passate 5 ore e non mi sono neanche accorta.
Poi, come ormai usuale, riattraverso il ponte a piedi per tornare a casa. Felice.
Spendidi racconti oggi.
Arriva l'ora dell'indiano. Buffet open. Non so cosa scegliere e prendo tutto. Sarà che è un mese che mi cucino solo pollo, riso e frittate (sto ancora cercando di farmene venire una per bene), ma l'ho trovato fantastico. Ci stava proprio questo salto in Oriente.
Tornando verso l'uni si offre di farmi da guida all'MIT, mi porta ovunque e scopro cose eccezionali, edifici di designer e architetti famosi, esperimenti sul traferimento di onde tramite la luce, si trovano auto nei laboratori che studiano nuovi sistemi elettrici e gente che soffia il vetro. Mi porta sul tetto della cupola, nei tunnel sottoterra, nel laboratorio dove è stato ideato il primo cellulare. Ogni metro quadrato di quel posto ha qualcosa da raccontare. E' tutto così geniale e perfetto lì dentro. Mi sento quasi stupida a entusiasmarmi per tutto. Ma è quello che è.
Chiudiamo con un sacco di chiacchere davanti a un caffè. Son passate 5 ore e non mi sono neanche accorta.
Poi, come ormai usuale, riattraverso il ponte a piedi per tornare a casa. Felice.
Spendidi racconti oggi.
martedì 19 agosto 2008
East coast by the sea
E finalmente fu l'oceano.
Con un'ora di trenino sono a Manchester-by-the-sea station. 3/4 di miglia a piedi e affondo i piedi nella sabbia di Singing Beach. Sabbia fine, oceano quieto e un marasma di bambini scatenati con l'energia dei leoni che penso: sei così piccolo, dove la tieni tutta sta voglia?
Davvero una splendida giornata. Non potevo più stare lontano dal mare. Mai passato un agosto così cittadino. Ci voleva.
Sono compleatamente bruciata, ma se questo è il prezzo da pagare per vincere un pallore non consono alla stagione, allora ci sto.
sabato 16 agosto 2008
Supercut
Da un giorno all'altro decido che ho necessariamente bisogno di un parrucchiere.
Forse non ne ho davvero necessariamente bisogno, ma mi son fissata che son troppo lunghi.
Senza perdere di vista la questione bugdet, cerco su google "cheap hairdresser in boston back bay". Lo voglio vicino a casa, non tanto per la strada che devo fare per andarci, ma per quella che devo fare al ritorno con un taglio o una piega che magari c'è da vergognarsi. Allora meglio vicino a casa che così corro subito a sistemarli.
Trovo solo Supercut, una catena di franchising con dei commmenti della gente da aver quasi paura ad entrare. Ma io mi son fissata e se questa è l'unica alternativa, io ci provo.
In fondo che devo fare? Accorciare e scalare. Cerco sul vocabolario: shorten and layer.
Mi avvio. Entro da Supercut. Capisco subito che i commenti erano veritieri. Ad accorgliermi una mescola di immigrati che di parrucchieri avevano solo le forbici, un salone non proprio stiloso e nessun cliente prima di me.
Va beh, penso che devo solo shorten & layer.
La commessa alla cassa (si paga prima, bah..) mi chiede cosa voglio fare. Sfodero la frase pronta. Lei guarda sul tabellone e mi dice 14,50$. Guardo anche io sul tabellone e vedo sotto "cut 14,50$", "cut with shampoo 17,50$". In una frazione di secondo capisco che la mia scelta non prevede lo shampo. Sempre in una frazione di secondo mi stupisco, chiedendomi come facciano a tagliare i capelli senza lavarli, e le dico che voglio lo shampo.
Perplessa mi accomodo, le spiego quello che voglio un po' in spagnolo e un po' in inglese, non sperando di certo in una riuscita entusiasmante, ma almeno non vergognosa.
Quando finisce, il taglio mi sembra a posto.
Aspetto di spiegarle come asciugarmeli e lei mi dice: ok, finito.
Finito?
Ho i capelli bagnati. Finito?
(Are you sure? penso tra me e me)
In una ennesima frazione di secondo mi viene in mente che il cartellone diceva "cut with shampoo", ma non diceva piega. E senza piega esci coi capelli bagnati. Guardo sul tabellone la terza opzione. Prevede la piega ma con una spesa di 7 dollari in più. Penso che quasi quasi la faccio, ma poi penso anche che uscire dal parrucchiere coi capelli bagnati non mi sarebbe più capitato nella vita. Ringrazio e scendo in strada che sembro appena uscita dalla doccia.
Così ora quando vedrò qualcuno per strada coi capelli bagnati saprò che è andato da Supercut.
E' un po' come andare all'Agip a fare benzina e tornare senza tergicristalli. Così quando vedi una macchina senza tergicristalli sai che è andata all'Agip. Un marchio di qualità insomma.
Che emozioni meravigliose questo paese...
Forse non ne ho davvero necessariamente bisogno, ma mi son fissata che son troppo lunghi.
Senza perdere di vista la questione bugdet, cerco su google "cheap hairdresser in boston back bay". Lo voglio vicino a casa, non tanto per la strada che devo fare per andarci, ma per quella che devo fare al ritorno con un taglio o una piega che magari c'è da vergognarsi. Allora meglio vicino a casa che così corro subito a sistemarli.
Trovo solo Supercut, una catena di franchising con dei commmenti della gente da aver quasi paura ad entrare. Ma io mi son fissata e se questa è l'unica alternativa, io ci provo.
In fondo che devo fare? Accorciare e scalare. Cerco sul vocabolario: shorten and layer.
Mi avvio. Entro da Supercut. Capisco subito che i commenti erano veritieri. Ad accorgliermi una mescola di immigrati che di parrucchieri avevano solo le forbici, un salone non proprio stiloso e nessun cliente prima di me.
Va beh, penso che devo solo shorten & layer.
La commessa alla cassa (si paga prima, bah..) mi chiede cosa voglio fare. Sfodero la frase pronta. Lei guarda sul tabellone e mi dice 14,50$. Guardo anche io sul tabellone e vedo sotto "cut 14,50$", "cut with shampoo 17,50$". In una frazione di secondo capisco che la mia scelta non prevede lo shampo. Sempre in una frazione di secondo mi stupisco, chiedendomi come facciano a tagliare i capelli senza lavarli, e le dico che voglio lo shampo.
Perplessa mi accomodo, le spiego quello che voglio un po' in spagnolo e un po' in inglese, non sperando di certo in una riuscita entusiasmante, ma almeno non vergognosa.
Quando finisce, il taglio mi sembra a posto.
Aspetto di spiegarle come asciugarmeli e lei mi dice: ok, finito.
Finito?
Ho i capelli bagnati. Finito?
(Are you sure? penso tra me e me)
In una ennesima frazione di secondo mi viene in mente che il cartellone diceva "cut with shampoo", ma non diceva piega. E senza piega esci coi capelli bagnati. Guardo sul tabellone la terza opzione. Prevede la piega ma con una spesa di 7 dollari in più. Penso che quasi quasi la faccio, ma poi penso anche che uscire dal parrucchiere coi capelli bagnati non mi sarebbe più capitato nella vita. Ringrazio e scendo in strada che sembro appena uscita dalla doccia.
Così ora quando vedrò qualcuno per strada coi capelli bagnati saprò che è andato da Supercut.
E' un po' come andare all'Agip a fare benzina e tornare senza tergicristalli. Così quando vedi una macchina senza tergicristalli sai che è andata all'Agip. Un marchio di qualità insomma.
Che emozioni meravigliose questo paese...
giovedì 14 agosto 2008
Thankfully
Trovo un telefono nel bagno dell'uni.
Lo prendo, lo porto a casa e cerco tra i contatti qualcuno da chiamare per avvisare che ce l'ho io.
Viene a prenderselo una professoressa dell'uni scocciata che si è dovuta fare un 'ora di strada.
Mi sono dovuta scusare io.
:0
Lo prendo, lo porto a casa e cerco tra i contatti qualcuno da chiamare per avvisare che ce l'ho io.
Viene a prenderselo una professoressa dell'uni scocciata che si è dovuta fare un 'ora di strada.
Mi sono dovuta scusare io.
:0
martedì 12 agosto 2008
Come all'Hotel California
Un certificato di nascita: non solo un nome, un luogo e una data. Ma un legame. Una storia. Che però non è detto ti appartenga. Non c’è trafila burocratica o cambio di nazionalità che ti sciolga dal legame. Puoi non tifare per il tuo connazionale che non scende in vasca con un israeliano alle Olimpiadi, di certo puoi comprenderlo, ma non vuoi farne parte. Non hai mai voluto. Ma rimani uno di loro. A condividere un posto che non vuoi, dove tutto è proibito tranne ciò che è veramente ingiusto.
Sei negli States per meriti scolastici, ma non puoi tornare a casa (non ti farebbero più uscire), né puoi oltrepassare il confine USA (non ti farebbero più rientrare), né la tua famiglia ha il diritto di accedervi. Nessun visto è quello giusto per te. No way.
Mi chiede se capisco quanto possa essere infelice. Gli dico di no. Ma ci penso...
Rincorso da un paese che non vuoi e prigioniero in un paese che ti tiene a scadenza.
Confini a dettare culture, ideologie a dettare ragioni.
“Relax, said the night man,
We are programmed to receive.
You can checkout any time you like,
But you can never leave!”(Eagles)
Sei negli States per meriti scolastici, ma non puoi tornare a casa (non ti farebbero più uscire), né puoi oltrepassare il confine USA (non ti farebbero più rientrare), né la tua famiglia ha il diritto di accedervi. Nessun visto è quello giusto per te. No way.
Mi chiede se capisco quanto possa essere infelice. Gli dico di no. Ma ci penso...
Rincorso da un paese che non vuoi e prigioniero in un paese che ti tiene a scadenza.
Confini a dettare culture, ideologie a dettare ragioni.
“Relax, said the night man,
We are programmed to receive.
You can checkout any time you like,
But you can never leave!”(Eagles)
lunedì 11 agosto 2008
08/08/08
I cinesi sono sempre precisi.
Non l'hanno scelta a caso questa data per l'imponente cerimonia olimpica.
L'ho vista poco e male su video trovati in internet perchè non ho la tv.
Dramma. Non posso perdermi tutte le gare. Io amo le olimpiadi e tutte quelle manifestazioni che mi rendono patriottica, soprattutto se mi trovo all'estero.
Oggi l'idea di andare al MIT a studiare e di andare alla ricerca di un maxischermo che nell'università più tecnologica del mondo non può non esserci.
Finisco nel residence del campus dove vivono gli studenti del MIT. Qui dentro di tutto: supermercato, ogni tipo di fast food, palestra e lounge hall con internet free e mega tv. Tutta contenta mi metto a fare gli homework sul divano col pc sulle ginocchia e a sentire in sottofondo commenti di eventi olimpici, senza realmente prestargli attenzione. Pian piano la sala si popola, ora danno il water polo Cina-Usa, non che mi interessi tantissimo, ma non avevo fatto i conti col fatto che qui la prospettiva è tutta americana e il focus sull'Italia manca proprio. In più sfortuna vuole che la Cina sia proprio dall'altra parte del mondo con 12 ore di fuso orario che rendono la diretta possibile sono presto presto o tardi tardi. Mi accontenterò di vedere quel che c'è, ma sono già pronta per stasera per i due scontri diretti: h.00:10 water polo Usa-Italia e h 00:30, quasi in contemporanea, volley Ita-Usa.
Io e una miriade di americani, nella lounge hall dell'MIT. Gaso!
Non l'hanno scelta a caso questa data per l'imponente cerimonia olimpica.
L'ho vista poco e male su video trovati in internet perchè non ho la tv.
Dramma. Non posso perdermi tutte le gare. Io amo le olimpiadi e tutte quelle manifestazioni che mi rendono patriottica, soprattutto se mi trovo all'estero.
Oggi l'idea di andare al MIT a studiare e di andare alla ricerca di un maxischermo che nell'università più tecnologica del mondo non può non esserci.
Finisco nel residence del campus dove vivono gli studenti del MIT. Qui dentro di tutto: supermercato, ogni tipo di fast food, palestra e lounge hall con internet free e mega tv. Tutta contenta mi metto a fare gli homework sul divano col pc sulle ginocchia e a sentire in sottofondo commenti di eventi olimpici, senza realmente prestargli attenzione. Pian piano la sala si popola, ora danno il water polo Cina-Usa, non che mi interessi tantissimo, ma non avevo fatto i conti col fatto che qui la prospettiva è tutta americana e il focus sull'Italia manca proprio. In più sfortuna vuole che la Cina sia proprio dall'altra parte del mondo con 12 ore di fuso orario che rendono la diretta possibile sono presto presto o tardi tardi. Mi accontenterò di vedere quel che c'è, ma sono già pronta per stasera per i due scontri diretti: h.00:10 water polo Usa-Italia e h 00:30, quasi in contemporanea, volley Ita-Usa.
Io e una miriade di americani, nella lounge hall dell'MIT. Gaso!
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